«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 5 aprile 2017

Sul nome di Anna


Amiche care, amici,

il nome Anna ha sempre avuto su di me un fascino particolare, non saprei bene dire perché (ad esempio, per la figlia che non è mai nata avevo pensato al nome di Alice, non Anna). Forse perché è contenuto nel mio, un poco come una gemma incastona un anello. Maria è l'anello, Anna la gemma.
Il fatto è che ho numerose amiche, alcune anche intime, che rispondono al nome di Anna. oppure hanno Anna come me nel nome, come ad esempio Rosanna (che nome stupendo, questo, tra l'altro: Rosa+Anna, con crasi interna: ha già della poesia in sé!). E sono tutte ragazze e donne bellissime, piene di fascino ed intelligenza, non so, come se il nome aiutasse la persona ad essere un poco più speciale. Oppure viceversa, che le persone un poco speciali per me chiamano a sé il nome di Anna.
Ad ogni modo, questo è ormai un fatto che mi sono abituata a considerare come scontato, sia pure senza alcun moitivo razionale. Anna mi piace, l'adoro, a prescindere…
E come non potevo scriverne un'ode, a mezzo tra il serio e il faceto… "un po' per celia, un po' per non morir", per citare la ragazza Butterfly…

Per voi, Anne tutte, e tutte voi amiche dilette e amici (PS: avete notato che non esiste una versione maschile di Anna? Nome femminilissimo), vi adoro!

M.P.




Sul nome di Anna


Anna, Annina, Marina, Ondina di mare,
spumeggi e veleggi radendo la costa
di feraglioni e di grotte, ti frangi
e ti schianti sulla nera scogliera
battuta dalle correnti, t'involi
nei riccioli e gorghi prodotti dal vento
bambino che gioca a fare tempesta.
E impugnando un lucente rametto
simula una saetta.

E così il canto della risacca
che mi accompagna fin da piccino
come una nenia di mamma,
ritorna e si leva nel silenzioso stormire
dei pini marini chini e grevi di anni
sull'irrequieta frattalica riva,
mentre un sole ch'è un disco
di rame rovente sfrigola e geme
giungendosi al mare, all'orizzonte.

Si fa sera, con questi silenzi
incombenti come condanne, densi
come velari impigliati ai rami,
scossi appena da qualche passante
libeccio... O è tramontana? E tu
mi avvicini, sempre senza rumore,
senza peso, senza quasi respiro,
e mi cogli la mano, con un brivido
come quello del primo momento.

Ti offro il mio ramo, strappato, divelto
dal tronco con acuto dolore, e ti osservo,
come si osserva un miracolo in corso,
e allora ti sono vicina, fino a sentire
il tuo fiato sfiorare il mio viso,
o mia Euridice dal destino affidato
a un fato che io, né col mio canto,
né con il mio sguardo, né col mio amore,
il più folle, potrò mai permutare.



Marianna Piani
Trieste-Milano, 4 Luglio 2016
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