«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 29 ottobre 2014

Ritrovata Libertà


Amiche e amici cari,

dopo la "parentesi" per il breve ciclo su Alice (nei prossimi giorni organizzerò qui una pagina dedicata, per raccogliere tutte insieme le nove "tappe" di quel viaggio) riprendo oggi la pubblicazione  "normale" dei miei pensieri e delle mie emozioni.


E riprendo con una composizione che mi è "costata" un lungo lavoro di revisione, di riscrittura, di ripensamento. L'argomento, la sua vivezza, la sua importanza personale, tendeva sempre a predominare sopra ogni elaborazione, ogni tentativo di "imbrigliare" l'emozione all'interno di una forma espressiva che protesse avere un qualche valore di testimonianza, al di là della pura e semplice esposizione di uno stato d'animo.
Per quanto io scriva, come ho detto spesso, per la pura necessità di farlo, non ritengo la Poesia possa essere uno "sfogo" personale dell'individuo scrivente, anzi. Si tratta di una - a volte anche dolorosa - rivisitazione del proprio intimo nodo affettivo, per cercare di renderlo "universale", vale a dire per mettere a disposizione la propria sensibilità e la propria esperienza vitale a tutti, tutti voi che vi prendete la briga di leggere le mie parole.
Avevo intitolato inizialmente questa canzone in ottave libere "Violata Libertà", ma all'ultimo istante ci ho ripensato, poiché ciò che desideravo era comunicare un messaggio di apertura, e di speranza. È vero che siamo violate, specie noi donne, nella nostra carne, nel nostro spirito, nella nostra stessa vita e nella nostra libertà, da millenni, ma è vero che possiamo e sappiamo ribellarci, e con un gesto di amore sincero e veramente sentito ritrovare, magari solo per preziosi istanti, tutta intera la nostra libertà…

Per voi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.

M.P.




Ritrovata Libertà


Violata libertà le mie notti bianche
a osservare il passante solitario
annegare sotto la luce dei lampioni,
violata libertà le ore rubate al sogno
per essere scagliata nel pieno giorno
e nel mondo, come una colomba,
subito immolata in volo dal fuoco
incrociato di mille carabine.

Violata libertà, violata donna
qual io sono, violata dal desiderio,
dalla bramosia, dalla voluttà
del possesso, patita sulla carne viva
come uno sfregio esangue,
e violata libertà il seme
che mi ha intriso il ventre
fin dentro l'anima disfatta, e stanca.

Violata è la parete di questa stanza,
com'è violato il cielo imprigionato
dalla finestra, il suo ceruleo smalto,
e violato è il mio pensiero rinchiuso
tra queste chiuse mura, incapace
di mentire, incapace a rimanere
immobile ad ascoltare il battito
inesorabile del tempo.

Il cuore pure emette un battito fervente
celato nel seno come un 'aquila bambina
dentro il nido, incapace di volare,
eppur già pronta a spiccare il suo balzo
nell'abisso, non temendo affatto
di poter perire in basso, tra le rocce
taglienti come lame, spaccate e bianche
come ossa calcinate al sole.

Violata libertà gli insistiti sguardi,
accigliati ai nostri sguardi
e ai nostri baci, tocco fugace
di labbra sulle labbra,
petalo su petalo, fiore contro fiore.
Violata libertà i venéfici pensieri
alle innocenti carezze e ai rossori
dei nostri insorgenti amori.

Ritrovata libertà, libertà onorata
dall'allacciare delle mie dita
alle tue dita, dalla brezza fresca
di quelle carezze tra i capelli,
dall'alba accesa dal calore
di quei nostri ardori, profusi
sulle coltri. Libertà saldata
dal suggello casto di quei baci.

Libertà indifesa. Libertà
saldamente riconquistata.



Marianna Piani
Milano, 1 Giugno 2014

sabato 18 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio IX - Epilogo


Amiche care, amici,

eccoci dunque alla fine - quanto mai provvisoria, non lo lascerò mai questo mito e questo personaggio, probabilmente - di questo breve viaggio in compagnia dell'Alice della fiaba, dell'Alice del Mito, dell'Alice della metafora esistenziale.

Alice finalmente perde la sua individualità "separata", oggettiva, e diventa finalmente, indissolubilmente "io", un io narrante, ma certo anche un io soggetto, una "prima persona" accreditata a essere me stessa, Marianna.
Marianna è Alice? E fino a che punto si compie la fusione di un io altrimenti diviso, come altre volte ho detto, frammentato, a pezzi, con un altro, del tutto immaginario?
,
Alice - o Marianna - si siede un po' provata, alla fine del viaggio, e qui la raggiunge l'Uomo, il Cappellaio, a spiegarle qualcosa del suo destino.

Un destino non si discute, né si cambia, poiché esso non è fintanto che non si compie, e prima è soltanto un percorso aperto senza un arrivo presunto, senza una meta compiuta.
È una riflessione che costa fatica, e dolore anche: la vita, la malattia, il Tempo che ci trascina, più che guidarci nel percorso…

Vi lascio questa ultima passeggiata "nel bosco narrativo" di Alice e Carroll, ma non perdetevi, mi raccomando...



Con amore.

M.P.



Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“Mad Hatter: “Why is a raven like a writing-desk?”
“Have you guessed the riddle yet?” the Hatter said, turning to Alice again.
“No, I give it up,” Alice replied: “What’s the answer?”
“I haven’t the slightest idea,” said the Hatter”



IX
(Epilogo)

Alice, infine, e il Cappellaio:


E così lui (sì, fu lui) si sedette
al mio fianco, in perfetto silenzio
stette, e posò sulle ginocchia
il suo cappello bianco,
come per significare il suo
dignitoso distacco,
mentre esplorava
con acutissima attenzione
le ciocche dei miei capelli,
nere come penne di corvo,
volatili lucidi e ribelli,
ma inusitatamente in quiete,
poiché quel giorno non v'era
inusitatamente,
un solo alito di vento.

"Ma il vento verrà" disse egli
"senza preavviso", e la sua voce
riecheggiò nel caldo pomeriggio
come un sibilo di tramontana,
e io guardai sotto me
distendersi la valle
con le sue case placide
e i percorsi serpeggianti
accosti al fiume,
cui non appartenevo ormai
da anni, ondina sfrattata quale io ero,
e sentii in effetti, quel vento,
come una mano impetuosa
che mi scompigliava i capelli
e li buttava arruffati
sulla fronte, e sul viso.

Io ragazza confusa, arruffata
come quei miei capelli,
ma sapevo
che era sua la mano
a farsi per me vento, e sapevo
ch'egli amava i miei occhi
perché scuri e densi
(così a volte diceva),
eppure ardenti, come tizzoni
nella brace, dormienti.
"E quando il vento verrà"
diceva allora
"tu sarai pronta?"
E, intendeva: pronta di ardere
all'istantanea fiamma
dell'ardimento e della follia?
- poiché follia e ardimento
bruciano e consumano
del medesimo olio,
nella lanterna.

"E il vento soffierà
con forza, e la fiamma"
continuava, pacatamente
"attizzerà, dando luce
all'ottenebrato mondo"
e io sapevo qual era
il suo dire, non detto:
che quando il vento
si farà più impetuoso, allora
spazzerà la tremula fiamma
ridando l'oscurità
ai miei occhi oscuri.
Ma fino ad allora
avrei goduto il lume flebile
ma scintillante
del mio intelletto.

Si levò allora,
e anch'io mi levai,
in sincronia perfetta,
e guardai le punte
dei miei piedi, ornati
di smalto color vino,
sprofondati nel vello umido
dell'erba novella
color dello smeraldo,
tra le violette incantate
come sottane di minuscole fate,
e pensai per un attimo
al destino, mentre lui,
indossato il cappello,
come un destino andava
in cerca d'un orizzonte.
Questa follia è forse
il mio solo destino?

Occorreva ascoltare
le sue parole, come quelle
d'un profeta innamorato:
perché egli è il Tempo,
sovrumano spietato,
e io la donna
infine.


. . .



Marianna Piani
Milano, 25 Maggio 2014

mercoledì 15 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio VIII



Amiche care, amici,

c'è un qualcosa di pericolosamente affascinante, nella malattia - o nel disagio - mentali, al di là della sofferenza, ovviamente, così come mi si manifesta periodicamente. L'impotenza, la percezione del tempo e della realtà totalmente mutata, il sentirsi in balìa di un complesso di avvenimenti e di forze che ci dominano completamente (i medici, i paramedici, i farmaci, la situazione semireclusiva del ricovero, la condizione di realtà sospesa dei momenti di delirio, ecc.) ci fanno in qualche modo temporaneamente abbandonare la nostra responsabilità e coscienza di persone, di adulti, e senza neppure rendercene conto scivoliamo in una condizione infantile, di innocenza e dipendenza assoluta, anche se distorta, dove paradossalmente riceviamo un senso avvolgente di protezione, di accudimento. Per quanto terribile sia il vivere in prima persona una esperienza di questo tipo, c'è in essa una sorta di sinistra e paralizzante seduzione, molto molto infida, perché da una parte spinge a rintanarsi in noi stessi, a chiudere le porte di comunicazione con l'esterno, a voler rimanere da soli con la propria follia, come fosse un'amante, da tenere gelosamente stretta a sé. Dall'altra, una volta usciti dal delirio e rientrati nella realtà, nella così detta "normalità", si prova una inesprimibile nostalgia di quei momenti di "assenza" d'intelletto, di una libertà in qualche modo, patologicamente, pura perché fuori dalla realtà cruda e dura del quotidiano, dei suoi riti e dei suoi miti.

Il desiderio inespresso di ritornare a una realtà insensata, pur di sopravvivere, anzi, per poter in qualche modo "godere" della nostra vita quale essa è, questo emblematicamente, simbolicamente è rappresentato per me dal ritorno di Alice al suo "altro" mondo, quello capovolto, oltre lo specchio…

Ma dal momento che il mondo di Alice è illogico, e si sviluppa in uno spazio non euclideo, il "ritorno" di Alice per me si salda proprio con l'inizio delle sue avventure: "Alice's Adventures Under Ground" cui nella mia composizione volutamente alludo, è il titolo del primo manoscritto (per uso puramente privato) dell'opera, che solo successivamente avrebbe preso il corpo e il titolo definitivo di "Wonderland". Passando così direttamente da una storia privatissima di amore disagiato, alla Grande Letteratura.

Per voi, amici e amiche dilette, come sempre, con amore

M.P.








Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“I'm afraid I can't explain myself, sir. Because I am not myself, you see?”



VIII

Alice ritorna, nel sottosuolo



Vuoi ritrovare il tunnel,
la tana, il budello oscuro
che ti riporti alle brume
del tuo intelletto.

Vuoi ritornare a precipitare
nel pozzo angusto senza fondo,
privo di lume
e senza ritorno.

Vuoi rifuggire
alla tua salute stessa,
se salute fosse
questa gelida pace

che toglie il fiato
al pensiero, voce e grido
al canto, e all'imprevedibile
rimpianto soggiace.

Vuoi che il vento libero
ancora ti prenda e ti disperda
come polvere nella strada,
come petali e foglie

scorticate dai rami
nella bufera, come fumo
sfilato dai camini,
come fazzoletti

agitati nelle mani
di femmine salutanti,
come il volo degli storni
sopra la città sopita.

La città indulgente.
La città languente. E poi,
la gente che formicola.
Nel turbine che la annienta.

Vuoi restar pur viva
nella tua follia,
vuoi essere perennemente
immagine riflessa

nella tua mente, febbre
della tua stessa fronte
spirito trionfante e
mai più mortale poiché

tu sarai per sempre
soltanto il verso
di un incantevole canto.
Di un amaro rimpianto.



Marianna Piani
Milano, 16 Maggio 2014

sabato 11 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio VII





Amiche care, e amici

sono ancora con voi, con il settimo capitolo della mia raccolta a proposito di Alice: l'Alice di Carroll, e l'Alice del mio destino.


In realtà, nelle mie intenzioni il settimo avrebbe dovuto essere l'ultimo di questi episodi, uun "finale" anche numerologicamente (sette) perfetto: Alice si risveglia nel mondo reale per ciò che è, una bambina turbata dall'interesse fin troppo intrigante e insistente di un uomo adulto, che le narra ciò che in apparenza sono fiabe e sogni assurdi, solo in apparenza, mentre intanto la esplora nel corpo e nell'anima, con lo sguardo e con il microscopio della sua macchina fotografica, fin troppo simbolica anche quella. Un uomo di genio, certo, e del tutto fuori del comune, forse anche per una buona parte mentalmente disturbato. E lei, invece, comune sana e bellissima bambina, colta proprio nell'età in cui inizia a sentire premere dentro di lei la donna.


Non so cosa veramente abbia rappresentato per Alice Liddell e per la sua vita a venire quella presenza ingombrante che (lei allora non poteva saperlo) la avrebbe proiettata dritta nella Storia, e nella Poesia. Non certo una figura paterna, se non in senso edipico, forse più un enigma e la prefigurazione del Desiderio, così come si esprime, senza vincoli di logica o di morale, nei sogni. Quest'uomo impuro e innocente, con il nome così curiosamente intrecciato al suo (Liddell/Carroll: forse non casualmente se pensiamo che si tratta di un "pen name" scelto dal poeta stesso), che la frequenta assiduamente, sotto lo sguardo benevolo e un poco distratto della madre.
Un sogno di libertà, di fuga nella immaginazione, perfettamente a-morale, così come perfettamente amorale è la storia narrata/immaginata di Alice. Wonderland è il nonsense elevato a sistema di vita. L'intrusione della follia nella piana logica dell'esistenza. Ma di questo, se avrete la pazienza di seguirmi ancora, parleremo più avanti.

Per ora vi lascio, amiche dilette e amici, alla lettura, se vorrete.

Con amore, come sempe, vostra.

M.P. 



(P.S.: In illustrazione, il personaggio Alice dalla penna, piuttosto abile bisogna dire, di Carroll, ritratto fisico puntiuale della "vera" Alice Liddell, come potete desumere dalla bellissima - e pericolosamente sensuale - foto, più sopra.)






Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“Lastly, she pictured to herself
how this same little sister of hers would,
in the after-time, be herself a grown woman;
and how she would keep, through all her riper years,
the simple and loving heart of her childhood”



VII

Alice si risveglia dal lungo sonno


(Or: About Miss Liddell)




I piedi nudi dentro l'erba, una vestina
bianca come la luna, gli occhi ombrosi
sperduti ancora in sogni ambiziosi.

L'uomo la osserva, in completo silenzio,
e con lo sguardo acuto d'un intelletto
troppo vivo, le scandaglia il piccolo corpo

e la mente, invano frugandone il mistero.
Una vampata di rossore le arde allora il viso,
abbassa gli occhi per cercar le farfalle

e i fiori della sua innocenza, e lasciarsi fuggire
nei voli liberi delle parole, tanto leggere
da essere del tutto pure, sfuggenti

per la sua mente di bimba. Ma chiare al suo cuore.
L'uomo adulto narrava, e la fissava intanto dai vetri
delle sue lenti per catturarle le ombre.

Lei temeva che la sua anima fosse rapita,
e tuttavia l'essere Liddell non la soddisfaceva
e preferiva immaginarsi in quei sogni proibiti

in forma di un candido fiocco di bimba, così lieve
da poter attraversare il tempo e ogni dimensione
di spazio senza poter essere fermato da alcuno.

Immaginare, di balzare dal dagherrotipo immobile
e darsi viva alla fuga nei prati grigioscuro,
lei bianchissima inafferrabile nuvola-farfalla,

e così danzare a mezz'aria, senza peso,
ondina dell'aria, faunetta immaginaria,
scintilla tentatrice, ninfella dalla pelle di luna.


. . .

Oh, la mamma: dopo mezzodì discende da lei
nella brughiera, poiché è ormai sera,
e le sistema il fiocco alla vita della vestina.

Rientrando dopo il saluto devoto al reverendo
non immagina neppure, lei, i folli voli della figliola
e nemmeno quanto poco fossero stati innocenti.



Marianna Piani
Trieste, 3 Maggio 2014

mercoledì 8 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio VI



Amiche care, amici,

siamo alla sesta tappa del nostro piccolo viaggio attorno all'Universo di Alice.
E per me si tratta di un punto di svolta, una piana in cui trova culmine il sentiero.
È giunta la maturazione, e la scoperta della Donna, e del suo potere, che è un potere assoluto, tirannico, sull'amore.


La Regina rappresenta me stessa, e rappresenta in qualche modo ogni donna che abbia avuto di volta in volta potere sul mio cuore e sulla mia anima. Non importa quanto dolce fosse questa reggenza, sempre l'ho vissuta come una violazione aperta e ineluttabile alla mia libertà, che come sapete è il bene più prezioso in mio possesso.
In qualche modo l'amore è un vincolo assurdo, che imprigiona lo spirito in un groppo invisibile di catene. Gli anelli, anziché d'acciaio, sono fusi nel più tenace dei materiali: il desiderio. Ogni ribellione è dissennata, poiché scava profonda incertezza nella nostra anima…

Per voi, dilette amiche e amici cari, come sempre, con amore

M.P.









Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“If I had a world of my own, everything would be nonsense.”




VI

Alice incontra la Regina


E un mattino il sole riarse, all'orizzonte,
e come un'agnizione illuminò la strada
e poco dopo la tua finestra e infine
la tua fronte.

Poi si mosse, con indolente grazia,
risalendo lentamente il tappeto, il giaciglio,
fino a fermarsi abbacinato sull'onda d'oro
dei suoi capelli.

Lei aveva una mano aperta accanto al viso,
e le labbra schiuse, di velluto come rosa,
il capo reclinato e quella marea che inondava
di maestà il suo cuscino.

Ora sapevi finalmente che eri viva, eri sorta
dal tuo sogno e da un torpore come di morte,
nel tuo giaciglio riposava come una sposa
quella tua dolcissima sovrana.

Ora potevi contemplare quelle guance chiare
e l'orecchio turbinato come una conchiglia, e la perla
che ne ornava innocente il lobo tenero da bimba
era una stilla del tuo distillato amore.

Era un angelo, da dormiente, la tua tiranna,
e tu vegliavi su di lei come una nuvola di pioggia,
attendevi il suo risveglio con trepidante ansia,
sapevi che il tuo cuore ormai era al suo impero,

al totale suo possesso, e tu che non volevi
che essere liberata, su te bramavi quel potere
come un fiore brama e beve con avidità
tutto il sole della giornata.

Giovane fiamma ardesti la notte,
fosti solo luce al mattino.


Marianna Piani
Milano, 29 Aprile 2014

sabato 4 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio V


Amiche care, amici

Crescere. È la missione - la più grave - che tutti noi abbiamo assunto nel momento in cui siamo nati. Crescere non solo fisicamente, ma intellettualmente, spiritualmente, sessualmente, di saggezza e conoscenza.
Nell'infanzia il crescere era un'avventura, nella giovinezza è stato un anelito, giunta infine la maturità, è divenuto un impegno, non sempre del tutto grato.
Io ho vissuto, devo dire, un'infanzia pienamente felice. Non ricordo nulla di allora che non fosse caro e bello. Certo, ero una bimba molto caparbia e ribelle, e avevo un talento tutto speciale per mettermi nei pasticci. E, sì, ho avuto i miei pianti e le mie paure, e ho dovuto subire aspre e dolorose sgridate da parte di papà - sempre temperate dall'intervento di mamma, che gli non consentiva mai di "esagerare" con la severità con noi due sorelle.
Tuttavia, anche quei momenti "critici" mi sono rimasti nella memoria come parte di un sogno dolce e rassicurante.
Noi, mia sorella ed io, pensavamo che nulla, proprio nulla di brutto avrebbe mai potuto sfiorarci.
Ahimè, come sbagliavamo!

La nostra crescita avvenne così, in modo catastrofico e improvviso. Ci trovammo sole. E da allora iniziò la faticosa ascesa, che a volte moralmente a me è parsa piuttosto una discesa, un precipizio da traversare, da cui salvarsi.
Ma comunque fosse andato, anche se la durezza della vita non avesse gettato sulla bilancia la sua pesante spada, comunque la donna che in noi premeva per travolgere la bambina si sarebbe fatta strada, ineluttabilmente.
Il momento in cui la bimba vede, spera di vedere, e teme di vedere allo specchio dentro di sé la donna, in realtà non esiste. È un processo, continuo, inarrestabile e nello stesso tempo sempre sospeso nel tempo. Io, adulta, ancora provo lo stesso incanto, lo stesso stupore, e lo stesso smarrimento nell'osservarmi allo specchio: non so ancora connettere l'appartenenza (vorrei dire la bellezza) di quel corpo al mio essere reale, sensibile. Sono cosciente di essere mutata, eppure mi sento ancora sempre la stessa persona che ero da bambina. La crescita è sempre una minaccia alla nostra integrità.

L'Alice di Carroll in realtà non cresce. Oh, lo fa, sì, nel corso delle sue avventure, ma quella è una crescita paradossale, destinata sempre a rientrare quanto prima nella norma. Non cresce in sé, non "evolve", le sue avventure non sono tappe di un percorso lineare, sono istanze, sono quadri, istantanee (in inglese "shot"), dove il fattore tempo non ha più un ruolo né un motivo definito. Il tempo, in quanto delirio e immaginazione, per lei è bloccato. Per il White Rabbit, tedoforo del Tempo, è semplicemente sempre "tardi".
E Alice rimarrà per sempre la bimba che è, ora e adesso.
Ed è forse per questo che così tanto mi affascina questo "ritratto capovolto allo specchio" di me stessa. Immaginario, ma non tanto.

Amiche dilette e amici cari, mi sono dilungata fin troppo, ma come sempre in questo viaggio incrocio argomenti di grande rilevanza per la mia storia personale. Perdonatemene, vi prego!

Vi lascio alla lettura, se lo vorrete: qui anche il verso, procedendo, cresce, impercettibilmente, di metro e misura…

Come sempre vostra, con amore

M.P.




Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“I wonder if I've been changed in the night. Let me think.
Was I the same when I got up this morning?
I almost think I can remember feeling a little different.
But if I'm not the same, the next question is
Who in the world am I?' Ah, that's the great puzzle!”



V

Alice cresce a dismisura


Vi è stato un tempo in cui da seduta,
i tuoi piedini non giungevano a terra,
dondolavano nel vuoto sfiorando in punta
le fredde mattonelle della cucina.

In quel tempo ogni percorso era una sfida,
ogni oggetto era una lontana chimera,
tu salivi i gradini della soglia uno a uno
con l'impegno assorto d'una piccola fiera.

Vissuto è il mondo e il tempo dell'innocenza
sfumata la luce della immotivata gioia,
il tuo sguardo chiaro è rimasto chiaro
ma le ciglia si son fatte ombrose come la selva.

Attendevi con impazienza, con smania quasi,
che sbocciassero le camelie del tuo petto,
quasi ogni giorno guardavi nello specchio
la donna che in te languidamente cresceva:

come la corrente d'un fiume che s'invasa
contro l'alveo della chiusa, come una fiumana
di lava incandescente che scivola pigra,
ma inesorabilmente spinge la volta del sottosuolo.

Ora traboccavi oltre l'erbe alte del giardino, oltre
i platani più elevati, oltre i tetti verticali delle case,
sopra le nubi fino al colmo del cielo,  fino al grembo
del tuo Dio profano, donde finalmente ti guardavi intorno,

sentendoti al sicuro lontano dall'ordinario ordinato mondo.


Marianna Piani
Milano, 24 Aprile 2014

mercoledì 1 ottobre 2014

Il Tempo e lo Specchio IV




Amiche care e amici,

Eccoci alla quarta tappa di questo viaggio, un viaggio mentale e reale, in compagnia di un personaggio che mi incarna, misteriosamente come fa il riflesso in uno specchio.
Molte volte, troppe, in questi anni mi sono perduta in questo mio "bosco insensato". Ogni volta mi travolge un'angoscia indicibile, perché ogni volta pare di non poterne più uscire, eppure, ogni volta la volontà di resistere, di esistere come anima integra, non spezzata, non divisa, questa volontà profonda vince, nonostante tutto.


La mia scrittura è parte di questa battaglia. Ho scoperto di avere quest'arma, legata alla cintola, e di saperla brandire con qualche abilità. Ringraziando il Cielo che me ne ha dotato, cerco di crearmi un varco, in questa selva. Qualche volta questa lama manda sprazzi di luce, altri scintille. La descrizione, la narrazione, raccolgono il sogno, o il delirio, e lo dispiegano, rendendo comprensibile la gioia o il dolore che ne sono la materia…

Buona lettura, amiche mie dilette e amici cari, sempre con voi il mio pensiero, con amore.

M.P.







Il Tempo e lo Specchio
Nove variazioni sul tema di Alice

...“Alice came to a fork in the road. 'Which road do I take?' she asked.
'Where do you want to go?' responded the Cheshire Cat.
'I don't know,' Alice answered.
'Then,' said the Cat, 'it doesn't matter.”



IV

Alice nel bosco insensato


Entrando, non è che un androne di falso marmo,
con finte colonne di gesso alle pareti, bianche,
queste e quelle, e una vetrata che protegge
il nessuno che vi si rintana.

Ho pensato, sulla soglia, come sarebbe freddo
quell'impiantito, a piedi nudi, se vi entrassi.
Ma una mano salda mi spingeva innanzi
senza attendere la mia titubanza.

La foresta era di betulle, querce e ontani,
appena oltre le pareti della prigione, e mi ci perdetti
pensando a quanto amaro fosse il suolo che premevo
e gelido il torrente che mi traversava il passo.

Le figure che incontravo, celate tra le felci
e aggrappate ai rovi, erano bizzarre apparizioni
e sconnesse voci che narravano non richieste
deformi storie d'amore, d'odio e di perdono.

Fasci di luce spingevano dai rami intrisi della notte
fendendo l'umidità dell'alba in mille raggi sfavillanti
e ferivano il mio sguardo che s'adattava all'ombra
e al pensiero di un inevitabile non ritorno.

I custodi e gli officianti mi sfioravano con sguardi
senza volto, e si dileguavano nella macchia.
Soltanto un uomo mi avvicinò con l'occhio sghembo
e senza dir nulla, salvo l'ora, il giorno e l'anno.

Ancora lui era, il tempo: si deposita come argilla
sopra il fondo della laguna, e da questa argilla
io cavo l'impasto per le mie figure, come la bimba
crea strutture colando sabbia intrisa di tra le dita.

Chiedo invano, all'uomo: come si sfugge
a questo luogo dissennato e assurdo, infine?


Milano, 16 Aprile 2014