«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

martedì 28 agosto 2012

Un Faro

Amiche care, a volte l'amarezza, lo sconforto suggerisce al pensiero il suono aspro dell'invettiva, che non mi si confà molto, come un abito troppo stretto, o un po' sbilenco, o d'un colore troppo squillante, o troppo cupo. Allora, per istinto, cerco di intonare invece una melodia, una nenia a bocca chiusa, per calmare il mio spirito agitato e sconvolto.
Questa breve composizione è nata improvvisa e violenta come uno scoppio di pianto, quando sentii avvicinarsi a me l'uragano della fine di un rapporto, di un amore. Dopo quel giorno ogni cosa nella mia vita è mutata, e non so ancora dire se il mutamento potrà risolversi in un nuovo inizio, come molte carissime amiche cercano di convincermi - certo per rincuorarmi, ma certo anche per convinzione. Non so davvero, ora, se questo mutamento sarà quindi fondamento, pietra su pietra, di un nuovo edificio, oppure rimarrà semplicemente rovina e basta, una distesa di sfasciumi informe, inaridita per sempre…
So solo, per certo, di aver perduto la luce di un faro, e che ora la mia navigazione è disorientata e pericolosa, ma so anche che, nonostante tutto, nonostante questo dolore, ne è valsa la pena.
Vivere, con amore intenso, vale sempre, qualunque sia la pena che per questo si debba scontare.

Per voi, amiche dilette e amici cari, come sempre, con amore.

M.P.








Un Faro

 

Noi tutte,
donne di cuore e d'intelletto,
sappiamo patire
indicibili ferite e offese
nell'esser tradite,
o malversate, o derise,
o finanche ignorate
da chi
più di noi stesse amiamo.

Giammai però
sappiamo tollerare
d'essere da quell'amor deluse.
E più ancora atroce
è per noi sapere
d'esser noi per prime
di delusione causa.
Orgogliose,
nel nostro stesso orgoglio uccise.

In un caso, o nell'altro,
cento volte vorremmo morire
piuttosto di veder cosí perire,
soffocando,
ciò che più in noi
credemmo sacro,
e che, come lanterna
d'un faro nell'uragano
di fede lungamente alimentammo.


Milano, 8 Luglio 2012
Marianna Piani

martedì 21 agosto 2012

Helsingør


Care amiche, rientro con voi recandovi un "raccontino in versi", com'è frequente nel mio "stile".
La narrazione di un viaggio, con un'amica cara, anni fa, e, come di frequente nella mia vita, il senso di un abbandono, di un allontanamento ancora soltanto percepito, intuito, sentito dalla mia femminile sensibilità come l'imminente perdita di un pezzo di me stessa.
La storia si avvolge attorno al ricordo di una visita in Danimarca al Castello mitico di Helsingør, Elsinore - proprio lei, la magione di Amleto - e cerca di rappresentare il senso della Presenza e della Distanza quando, misteriosamente nel corso della nostra vita, per qualche istante coincidono.
In realtà sappiamo che in amore, in ogni genere d'amore, i momenti in cui la presenza - fisica - della persona amata, e la sua vicinanza reale, affettiva, collimano, sono appunto soltanto momenti, istanti, di grazia estrema. Fugaci. Irrecuperabili.
E come alle volte per qualche breve istante, pIù instabile e fugace ancora, la persona che pur ci sta accanto, o addirittura ancora stretta tra le nostre braccia, sia già lontana, remota, irraggiungibile.

O come a volte, viceversa, una persona da noi fisicamente distante, apparentemente irrimediabilmente divisa, sia invece miracolosamente a noi vicina...

Come voi, amiche dilette, e amici, cui dedico questa mia composizione, con amore.

M.P.



Helsingør

 

Ricordo, cara, come si fece scuro il cielo
quando giungemmo, a giorno fatto,
sul perimetro del severo muro che cingeva
il più celebre maniero d'ogni tempo,
memoria dell'angoscia di un re, padre d'Amleto.

Tu balzasti dalla vettura, avanti a me,
e, ricordo, piantasti le unghie nel mio braccio
per l'emozione che provasti quando una saetta
scoccò in cielo contro il diedro nero della muraglia
che affrontava il mare, bianco come in battaglia.

Il blocco di pietra lavica tagliava diagonale
alla vista il cielo, ove nubi vaste come vascelli cozzavano
murata contro murata con ininterrotto sordo rullare.
Non pioveva nemmeno una goccia, ancora, alzava
invece la sua voce il vento, invidioso del silenzio.

In cima al bastione, come una immagine di Fūssli,
tra i bagliori si stagliavano le figure di due ragazzi
che combattevano per gioco, con finte spade
di gomma argentata, coi mantelli che sbattevano nel vento,
figurandosi gli eroici guerrieri d'un altro tempo.

Ricordo che guardai allora dentro i tuoi occhi, come quarzi
dentro cui vedevo specchiata la vicina brumosa Svezia,
e colsi il tuo sogno di annullamento e fuga come il lampo
che poc'anzi aveva illuminato di luce viola i nostri volti
ancora uniti, guancia a guancia, come quelli di due amanti.

Ricordo che osservai tra me, senza dirlo, come in nessun altro
luogo al mondo avrei potuto percepire la selvaggia furia
che ti trascinava via da me, così come avveniva sotto quel cielo
che rotolava nubi come macigni a ostruire il giorno,
e tu, pur allacciata a me, già avevi senza me varcato il mare.

Provai a fermarti, come può l'amante smarrito fare,
carezzandoti con il dorso delle dita sotto gli occhi,
teneramante, e sfiorandoti poi in silenzio le palpebre serrate,
mentre trattenevo il tuo viso tra le due mani aperte
come due valve di conchiglia schiudono una perla marina.

Sentii sibilare nel vento i tuoi capelli, come i destrieri irsuti
agitano le criniere, una lunga ciocca mi schioccò sulla fronte
come la punta bruciante d'una frusta, marchiando per sempre
il segno della nostra vicinanza sulla pelle, e sotto di essa
nell'anima che già ardeva, e gridava, non ascoltata: rimani!

Piombò la pioggia, improvvisa e densa come usa in quei luoghi,
per un istante lasciasti che l'acqua ti incollasse i capelli come rivi
ritorti giù sulle spalle nude, poi con una risata larga, onesta, tua,
scuotesti il capo, come per scrollarti via ogni pensiero assieme
al gravame dell'acqua, e fuggisti alla vettura, traendomi con te.

E fummo ancora fianco a fianco, mentre il parabrezza
s'appannava del nostro affanno: gioioso il tuo, il mio angosciato.
Mi sorridesti, allora, come per dire: il viaggio è lungo ancora,
andiamo! E in quel sorriso seppi, chiaramente, in piena luce,
che tu, che mi eri accanto, non eri più con me, non più, mai più.

La tua mano ancora nella mia, e tu: ormai miglia e miglia avanti.

Oltre un intero mare.


Meina, 06 luglio 2012

martedì 14 agosto 2012

L'acqua


Un piccolo dialogo lieve e scintillante con una amica, poetessa e scrittrice che amo molto, per la sua grazia e (apparente) leggerezza, così lontana dalla mia rutilante fanfara interiore.
Laura, con pochi versetti lievi come i battiti d'ala di una farfalla, mi comunica immancabilmente serenità. Che è precisamente ciò di cui ho più sete e fame in questo terribile periodo della mia vita.
Questa brevissima lirica dedicata all'elemento puro e inafferrabile per definizione ne è un esempio chiaro.
Io rispondo con il mio solito impeto da torrentello spumeggiante, ma già rasserenata, un poco, non vi pare?

Dedico questo dialoghetto a lei, Laura, e a tutte voi amiche care, e amici, con amore.

M.P.



Siamo come acqua

Siamo pieni d'acqua all'interno,
l'acqua è il nostro elemento naturale,
primordiale, viviamo d'acqua.
Così sguazzare nel mare blu
mi fa sentire protetta,
come dentro un guscio.
E mi sento libera,
come una sirena,
libera e serena.


Pubblicato da dolcestellina75





L'acqua

L'acqua sono le lacrime
che spargiamo per le nostre
incoercibili incertezze,
l'acqua, cara,
è la vita che doniamo
dal nostro esausto grembo,
l'acqua è la saliva
che scambiamo con gli amanti
che ci ingombrano il cuore.
L'acqua è il fluire
libero e vasto
delle nostre menti
sempre in ricecerca
d'un mare in cui versarsi
per lì morire.


Milano, 19 Giugno 2012
Alla mia Stella
Marianna

venerdì 10 agosto 2012

Rossa


Approfitto di questo mio breve "rientro" online per pubblicare una lirica, giocosamente articolata in un Prologo, un Apologo ed un Epilogo, che a suo tempo dedicai ad un'amica molto, molto speciale, per me importante come il limone lo è per gustare l'ostrica della vita. Poche gocce della sua saggezza fulminea, ironica, perfino caustica a volte, fanno da catalizzatore per la mia sensibilità turgida, a volte fin troppo sensuale. Quando a volte mi lascio andare a tenerezze o bamboleggiamenti alla Liala o CarolinaInvernizio (sempre in agguato nella sentina dell'anima di una donna come me), mi basta pensare: ma questa roba magari poi la leggerà anche lei! E subito mi dò una salutare regolata!

Per molto tempo ho rimurgniato dentro di me qualcosa che potesse essere un ritratto verosimigliante, ma è molto molto dificile, perchè lei è sfuggente, inafferrabile, refrattaria ad ogni definizione.
Alla fine ho rinunciato ad avventurarmi in una "descrizione" diretta, sia pure immaginaria, e mi sono lanciata direttamente nel colore: il "suo" colore, affidando proprio alle vibrazioni di quel colore così denso, vitale, bollente ogni immagine ed evocazione di una donna viva, infuocata e vera nel suo modo di affrontare la vita.

Lei è unica e irripetibile, certo, come ognuna di voi, di noi, del resto. Tuttavia sono certa che molte di voi ritroveranno parte di sè stesse in questi miei liberi pensieri, e per questo dedico questa composizione non solo a lei, la nostra Red Cap, ma anche a tutte voi, amiche, donne dalla intelligenza vivida e dardeggiante come il sole di questo Agosto svagato e innamorato che ancora ci sovrasta tutte.

M.P.




Rossa.
 


(Prologo)

Red,
Rosso, rouge, rot, rojo,
rosso rubino, rosso pensiero.
Rossi versetti nel rosso libretto
tra le tue mani stretto,
il tuo Me-Ti
Il Libro delle Svolte.
Alla svolta, io, come te:
quindi. Pronte! Via!


(Apologo)

Rossa donna, rossa criniera,
rossa bandiera di libera mente
che sfarfalla nel vento,
rosso anche quello
nella rossa sera
o nell'alba sincera.
Rossa la luna
sopra i mari d'oriente
del tuo dipanare
fili di storia.
Rosso il vino
che brinda al destino
di dei troppo mortali,
rossa la coppa
delle tue labbra
schiuse all'ebbrezza,
che svela coscienza
di sè.
Rossi gli smalti
purpurei e carminio
che adornano i tuoi piedi
di viandante del dubbio:
Quante miglia percorse
quanti tagli e ferite
rimarginate o ricucite
e cento volte riaperte?
Rosse le cicatrici, rossi gli sfregi
di schiaffi subiti
sulle tue guance brucianti, e
rosse libere selvagge fiamme.
...

(Le fiamme son bianche,
tu subito m'interrompi:
abbacinanti o languorose,
ma bianche, o bluastre,
rosse lo sono
per convenzione soltanto.)



Oh! Le convenzioni,
che tu aborrisci
con rossa ira
dipinta sul volto!
Rosso il sangue
che ti fa rosso quel volto,
O che cola dai graffi
delle escoriate illusioni.
O che imbeve il ventre tuo
di femmina fiera.
O che intona
la tua rossa canzone
di ribellione:
rosse le note indignate
graffiate sui muri
sbrecciati di schegge
di rosse granate.
Rossa colomba
di pace e di lotta.
Rosso lo scrigno,
di velluto e broccato all'interno,

di mogano all'esterno,
corrusco, borchiato:
lo scrigno che custodisce,
impenetrabile fortezza,
le tue passioni.
Rosse come una Fede.

Rosse come Illusioni.


(Epilogo)

E tu alzi al cielo
la tua anfora rossa -
rosso pompeiano
con nudo di donna velata -
la alzi sopra la testa e improvvisa

la scagli lontano frantumandola
in trentanove esatti frammenti,
tra grandi e piccini.
Non per rabbia, non per odio,
non per astio, nè per dispetto,
e nemmeno per segno
di meditata follia:
per conoscenza, soltanto.
Per vedere se essa contiene
proprio quel rosso vino,
oppure la tua pura
essenza.

E io, affascinata,
raccolgo quei cocci,
e ne ammiro le forme,
mai uguali a sè stesse.
Mai eguali
ad alcuna altra cosa al mondo.
E mi ferisco, sbadatamente,
sui bordi taglienti.
E istintivamente
porto la ferita
alle labbra, e sento
il gusto salso del sangue,
che sa come di mare
amaro, dolciastro...
Rosso, è il sangue.
Rossa, sei tu.



Milano, 24 Giugno 2012
A Red Cap. Con amicizia e più.

mercoledì 1 agosto 2012

Mattinale


Questa è la cronaca di un abbandono, di una partenza, di una ultima carezza e di una stretta al cuore, con il senso chiaro di un ritorno che forse non avverrà mai più.
Non c'è molto di più da dire, tranne lasciare lo spazio alla malinconia di un canto interno, a bocca chusa, senza parole, come spesso fanno le donne quando sono troppo vicine alla disperazione. Perchè sanno che, dopo, tutto cambia. Tanto vale accogliere il nuovo, l'ignoto che bussa insistente alla porta, con una dolce melodia nel cuore…

La dedico a Sonja, che la lesse per me appena nata e mi aiutò a capirne il senso, e a tutte voi ora, amiche mie, e amici cari, con amore.
M.P.



Mattinale

Tutta la tristezza di un bacio
premuto forte sopra il mio seno
proprio là dove le coppe si giungono
nel sottile solco del cuore.

Tutta la tristezza delle sue mani
aggrovigliate ai miei capelli
come rami che si coprono d'edera
tenace come i graffi delle sue unghie ribelli.

Tutta la tristezza del suo fiato
profumato di notte di vino e di aurora
che mi involge il volto nell'ultimo esaurito ardore.

Tutta la tristezza e il calore febbrile del corpo
abbandonato come un'incavo in lento svanire
impresso sopra le mie lenzuola assorte.

E il brontolio cupo del motore che picchia sui vetri
come un'ape stordita, e subitamente s'invola.
...



Milano, 13 Giugno 2012
Marianna