«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 28 luglio 2012

Nel Cilento






Qualche giorno fa, mentre mi ero perduta in un abisso che sembrava senza fondo, e vi stavo serenamente precipitando, apparentemente senza speranza, un'amica cara mi inviò un dono, un piccolo dono, un nulla, che però forse è stato quel piccolo, minuscolo, inatteso primo appiglio che mi ha aiutato a trovare "una" ragione, se non "la" ragione, che era ciò che principalmente avevo smarrito.
Lei aveva scritto, con mano ferma, sapiente, da artista qual'è, il mio nome su un ciottolo dalla forma ovoidale, quasi perfetta, e lo aveva posato, tra altri ciottoli anonimi, su una spiaggia del Cilento, lo ha fotografato per prenderne memoria e inviarmelo, e infine lo ha abbandonato a raccontare "per sempre" in qualche modo della mia esistenza e (ciò che per me conta di più) del suo affetto per me. In sè questo è già un "atto poetico", per la sua capacità di incidere con il pensiero nella realtà. Non vi pare? Per me lo è, sì...
A quel punto io, immediatamente, ho sentito l'urgenza di rispondere, componendo a braccio questi versetti in forma di sonetto "imperfetto", che ora voglio condividere con voi, amiche care e amici. Per significare come a volte un gesto minimo, ma in sè splendido, può significare forse anche un riaccendersi di vita, una luce in fondo a un tunnel, per qualcuno…

Per Mimì, e per voi, con amore
M.P.



Nel Cilento

 

La Marianna è dunque come un ciottolo di mare
piccolino, tondeggiante,  marezzato, levigato,
lucidato dal passare e ripassare del moto alternato
di illusioni e delusioni, onde salmastre e amare.

Se il suo corpo è così piccino
quanto grande sarà il suo cuore?
Sarà giusto un minuscolo granellino
di ossidiana annegata nel calcare?

Non sarà vasto invece, e in perpetuo movimento
per quanto è vasto questo vasto mare?
Non sarà dentro quel mare un intero firmamento?

Attende solo, pazientemente, che una provvida fanciulla
lo raccolga nella sua mano e con slancio lo rilanci
al profondo di quel mare cui soltanto appartieniamo.



Milano, 18 Luglio 2012
Ciottolo-Sonetto Dedicato a Mimì
La mia amica di un altro Mare
Marianna

mercoledì 25 luglio 2012

Dialogo VI


Un nuovo dialogo, tra me e una delle Artiste e poetesse da me più amate, come amica, come donna e come appassionata della Vita e della bellezza.
Per la verità, prima ancora dei suoi versi - come sempre scoccano brevi e abbaglianti come un lampo d'estate, di quelli che per lungo tempo poi lasciano una scia di luce impressa negli occhi - prima di questo, dicevo, mi ha colpito ed ispirato la piccola foto scattata dalla stessa Autrice, bellissima nel suo genere se pur apparentemente dimessa, in cui io mi sono ritrovata, pari pari, come fosse un mio ritratto.
E infatti è proprio un piccolo autoritratto quello che ho voluto poi abbozzare, in risposta quel suo "colpo di pennello", che, nei versi, è elegante, descrittivo ed essenziale come un ideogramma orientale.
Ecco, amiche care e amici, ComeMusica ed io dedichiamo questo nostro dialogo, questo piccolo gioco tra Osservazione ed Introspezione, a  tutte voi, con amore.
P.T.
M.P.




Foto: Sirmione - Aprile 2012 - by Come Musica



KEIRYU [28]
(di Come Musica)

Vola, nuota nel vento,
su, come l'anatra sospesa
nell'azzurro - cielo e lago.
Alla giusta quota sa librarsi.
I piedi per terra per osservare.

22 maggio 2012




Duckling
(di Marianna Piani)

Io, brutto anatroccolo
dentro me...
bella anatrina
che scuote la coda
dall'acqua,
per chi sa osservare
con bastante amore la vita.
Ferma, indecisa,
sul bordo del lago:
non dovrei guardare all'indietro
perchè indietro
non c'eri ancora tu.
Tu lo sai che questa bestiola
se vuole sa volare
e quando s'invola
pare che nessuno
la possa fermare.
Le ali non sono immense
come quelle del cormorano
e non sono
quelle d'un angelo santo
tutte dorate e splendenti.
Son corte, frullanti,
battono il vento
con nervoso dispetto.
Ma sono quelle che bastano
per levarsi da terra
e vedere il lago dall'alto,
parte inebriante

di un sogno.

Il resto del sogno
sei tu che me lo sai dare
elegante Airone

librante sul Mare.

Stresa, Lungolago, 31 Maggio 2012
A P.T. con ammirazione e affetto
Marianna

domenica 22 luglio 2012

Leonore No.2


Mie care, ho la fortuna di avere un'amica il cui nome di battesimo - da lei peraltro gelosamente celato dietro un intricata selva di avatar e di noms de plume - è Eleonora.

Ditemi, come si fa, prima di tutto,  a non dedicare un ritratto a una ragazza che si chiama Eleonora?
E poi, come si fa a non farlo, se questa ragazza è una scrittrice, un'artista e una poetessa dotata di un talento quasi commovente, per quant'è scoperto e inconsapevole della sua stessa forza; e come si fa a non farlo se questa ragazza, giovanissima, si dichiara appartenente a un'epoca senza tempo, e si descrive con diletto indossare guantini di pizzo bianco e ombrellino parasole, come in un dipinto di Renoir? Come si fa a non aver voglia di ritrarne la personalità multiforme e complessa, la sua intelligenza alta e chiara quanto può essere chiara e alta l'intelligenza delle donne quand'è al suo meglio, la sua libertà di pensiero, la sua estraneità - più ancora che ostilità - nei confronti di tutto ciò che è banale, usuale, mediocre…
Se poi si scopre con lei un'affinità di pensiero - più che di carattere - che ci lascia sgomente come di fronte a uno specchio vivente, allora è impossibile, per una donna come me, non cedere a questo desiderio e prendere matita e carta e pennelli e…

Tanto è vero che questo è il secondo ritratto che abbozzo di lei su queste pagine… E allora, a questo punto, dato il personaggio, come fare a resistere alla tentazione finale di intitolare il pezzo, Beethovenianamente, Leonore No.2. E di "giocare", un po' per celia e un po' per diletto (e un po' per reminiscenza colta, perchè no?), con questo tono "pieno", da Elegia, da Ouverture romantica, a tutt'orchestra?

Chi la conosce, la nostra Eleonora, la riconoscerà senz'altro qui, ne sono certa. Per il resto, lascerò a lei, se lo vorrà, la scelta di "rivelarsi" o meno attraverso qualcuno dei suoi diversi "nomi di riferimento".

Dedico invece, con sua licenza, questa "Ouverture Eroica" al femminile a tutte le donne come lei, artiste, creative, geniali, vive, intelligenti… A tutte voi, amiche care, e a tutte noi, e ai nostri compagni e amici maschi, perchè di certo ci riconosceranno, se ci amano…

M.P.




Leonore No.2
(Ouverture)

Ci sono donne, ci sono ragazze,
che muovono una vita in verticale,
aggredendo folli vette, impervie cime,
inesplorate vie tracciate sopra rocce
di granito o di fragile calcare:
è loro imperativo il loro stesso ardire.

Esistono donne vive, esistono ragazze
che spezzano catene con il solo raggio
del loro fiammeggiante sguardo,
e liberano le menti dalle anguste prigioni,
dalle miniere di salnitro dell'Usuale,
dello Scontato, del Mediocre, del Banale.

Conosco donne, conosco giovani ragazze
che fanno della loro lucida gaiezza
la nitida sfida a ogni torpida saggezza,
che scaturiscono dalle lor ferite aperte
le scintille che inondano di luce il cammino
di mille altre sperdute pellegrine.

Vi sono donne intrepide, vi sono ragazze
che gridano il loro canto forte al mondo
fiere della loro indifesa femminea grazia,
che s'imbarcano su vascelli senza rotta
per smarrirsi tra genti e luoghi e bestie
e spettri e impetuosi turbini di sapienza.

Ci sono donne, ci sono tenere ragazze
inquietamente nude, ritte sull'orlo dell'abisso
pronte a sfidare ogni sguardo, ogni giudizio,
pronte a lasciarsi ardere nelle fiamme
del disprezzo dello scandalo e del pregiudizio
come streghe, come sciamane, come puttane sante.

Esistono folli donne, esistono vergini ragazze
che cavalcano in schiera le loro puledre sciolte
i seni al sole, gli sguardi negli sguardi, le criniere
libere sulle spalle, le mani avvinte alle gemelle mani,
stringendo spade di passione nei  pugni esangui
per conquistare il mondo al loro Regno di Bellezza.

Di queste donne, di queste ragazze
di queste schiere di cavalieri dalle tornite gambe
aggrappate al dorso ansimante e crespo dei destrieri,
di costoro  inevitabilmente siamo chiamate ad esser parte
tu ed io, per destino e vocazione, e per passione:
noi due, Eleonora mia, siamo le pazze tra le pazze.


Milano, 8 Giugno 2012
A Eleonora

Marianna

giovedì 19 luglio 2012

Dialogo V


Paoletta e io vorremmo donarvi un altro piccolo dialogo, avvenuto tra noi qualche tempo fa.
Lei aveva pubblicato una meravigliosa, sorprendente poesia, che trascrivo qui di seguito, quella che a me parve come un canto straordinario attorno all'Assenza: l'assenza dell'essere che pensiamo possa dare un senso alla nostra esistenza, e che se ne è andato, o non ci ha mai raggiunto.
E la lettura di questi versi, così intensi e quesi disperati,  mi ha ispirata immediatamente una "risposta", come un eco, in forma di sonetto.

Dedichiamo questo dialoghetto a voi tutte, amiche dilette, e amici cari, con amore.
P.M.
M.P.

 

Schegge
di Paola Mancinelli


Me le ricordo, sai
quelle tue mezze verità
tagliate sottili
a filo di cuore,
servite fredde
su un letto di promesse.
Il sereno è alle porte,
mi dicevi,
gli dovremo aprire
prima o poi.
Da allora
non ho sentito bussare,
neanche una volta.
Il legno della porta è ancora intatto.
Le tue dita distratte,
il mio tormento.
Domando.
Attendo.
Le tue mani
sanno anche fare male,
quando non ci sono.





Assenza

Indicava l'orizzonte, Lui, l'Amore, mentre mi cingeva la vita,
noi due seduti di fronte al sole calante al largo del mare,
e diceva: "lo vedi laggiù il nostro futuro, quant'è sconfinato?
Laggiù, lo vedi quanto cammino faremo, assieme, tu ed io?"

Io abbandonavo il capo sulla sua spalla, senza quasi fiatare,
per timore di rompere l'incanto, per timore che ogni cosa
svanisse in un turbinio di luce e di ombre e di onde lucenti,
al momento in cui il sole si fosse spento nei flutti salmastri.

Avrei varcato mille mari per Lui, allora, avrei sfidato
l'intera rosa dei venti, da Ponente a Libeccio a Maestrale,
avrei fissato diritta negli occhi la più furiosa tempesta, ogni fortunale.

Intanto il Sole implacabilmente chiudeva i battenti del giorno,
e con questo ogni cosa prendeva già a mutarsi in puro ricordo,
e Lui svaniva dal mio sguardo, mutando la sua presenza: in assenza.


Milano, 7 Giugno 2012
A Paola
(Marianna Piani)

mercoledì 18 luglio 2012

To Antonio Machado


Un omaggio dato per un omaggio ricevuto, per un omaggio dedicato a un Poeta sommo, Machado. Insomma, una sorta di gioco di specchi poetico, e come ogni gioco di specchi per me sempre così eccitante, stimolante, affascinante, irresistibile…
E per una volta non pubblico nulla di mio, ma direttamente una composizione di un amico, poeta di grande spessore, spesso ospite di queste pagine (anche con suoi commenti, fin troppo indulgenti nei miei confronti), e che io considero se non il mio "maestro d'arme" per lo meno il mio mèntore e l'appassionato "disturbatore" della mia pigrizia mentale.

Tempo fa mi inviò in dono questi suoi versi, dedicati appunto a Antonio Machado, un poeta prediletto da entrambi (e di cui sto meditando di dedicare la prossima settimana un breve "ciclo" nell'ambito della mia rubrica "poesiedelmattino" su Twitter) pregandomi di tradurglieli in italiano. Per me un "invito a nozze", come potete immaginare. La complessità concettuale dei versi, nella loro apparente linearità, non hanno reso il compito facile da risolvere, Spero tanto di esserci riuscita. Tuttavia, chi può, si goda piuttosto direttamente il suo eloquio nella lingua originale inglese.

Altor ed io dedichiamo questo nostro "dialogo" a tutte voi, amiche care e amici gentili, con amore, come sempre.
A.T.
M.P.



To Antonio Machado
- for his Poetry

1)
Your intellect is useless here
…and your eyes, too.
One may linger to feel
what’s no longer here.

2)
I saw her yesterday
and again today
forever
is every day.

3)
Don’t need to shout
I can see how
you stir the melancholy.

4)
They smile radiantly
in the light of day
“to see is to live”
Tonight, like every night
I’ll wait patiently.

5)
I know how to wait for her
in bed, all dressed, clean shaven
and not yet ready to cheat on  her.

6)
I hold nothing in my hand
nothing in my head
and as I wander around
my feet leave no prints
upon the ground….

(A. T.)






Per Antonio Machado
- alla sua Poesia


1)
Il tuo intelletto è senza senso qui,
così come i tuoi occhi.
C'è chi potrebbe soffermarsi per percepire
ciò che non è più qui.

2)
Ho visto lei ieri
e oggi ancora:
il per sempre
avviene tutti i giorni.

3)
Non occorre gridare
io so vedere
come sai suscitare
la melanconia.

4)
Essi sorridono raggianti
nella luce del giorno
"vedere è vivere".
Stanotte, come ogni notte
attenderò con pazienza.

5)
Io so come attendere lei,
a letto, interamente vestito, ripulito
e non ancora pronto a ingannarmi di lei.

6)
Non ho nulla in mano,
e nulla nella mia mente
e quando inizio a vagare
i miei piedi non lasciano alcuna impronta
sopra il terreno...


(A.T. tradotto da Marianna, con amore)

lunedì 16 luglio 2012

Un Palloncino Giallo


Questa breve composizione è nata come una fiaba in versi, il ricordo di una visione e di un pensiero avuto realmente da bambina. Un racconto che ho dedicato originariamente a una amica cara, una meravigliosa creatura, artista e donna.
La Libertà, la rottura del vincolo che ci lega alla terra, la conquista del Pensiero, e dal Pensiero lo Spirito senza peso che porta in alto, sempre più in alto, con un prezzo da pagare in cambio, infine, in moneta sonante di Solitudine, e forse di Follia...

Dedicata a voi tutte amiche care, e amici gentili, come sempre, con amore.
M.P.

(Nota: "Monrupino" è un piccolo Comune nei pressi di Trieste, noto per la chiesa e la suggestiva Rocca, luoghi in cui ho trascorso molti dolci momenti della mia prima infanzia)



Un Palloncono Giallo

Mi era sfuggito di mano
il palloncino giallo
a forma di paperella
e ora era solo un puntolino
in mezzo al sereno del cielo
sopra Monrupino.

Non frignavo, come tutti i bimbi fanno
quando perdono il loro gioco.
Indagavo quell'ondeggiare nel vento
e mi chiedevo se sarebbe mai giunto
a quel Paradiso, di cui mi diceva Suor Betta
a lezione di religione.

Un puntolino, disperso nel cielo,
così anch'io mi sentivo,
invidiando quel pupazzino
un po' inespressivo che poteva,
liberato dal filo che lo vincolava
alla terra, vedere Dio.

Anch'io senza peso, anch'io libera
e leggera, anch'io sopra il mondo,
anch'io a danzare un girotondo
tra le nubi di bambagia.
Anch'io infine un niente
scomparso all'orizzonte
verso il mare.


Stresa, 31 Maggio 2012
Alla mia adorata P.M.
Con amore, semplicemente.

sabato 14 luglio 2012

Caduta Stella


Dedicata a una perdita, a una sorella... Ma in generale, a chi ci lascia, in un modo o nell'altro, per non più tornare. E noi rimaniamo esterrefatte e mute, senza capire se ciò che è accaduto sia veramente accaduto, e se per noi ciò sia più una ferita oppure piuttosto una colpa. La colpa di non aver saputo abbastanza amare, o comprendere, o confidare. E ci rimane soltanto l'infinito lago immoto del rimpianto, in cui specchiarci, cercando di scorgere dentro quella incerta figura che ondeggia sospesa nell'acqua quieta, limpida o torbida non importa, l'immagine di chi non possiamo più chiamare direttamente per nome con la speranza di avere in cambio una risposta.

A tutte voi, amiche care, e amici gentili, con amore, sapendo che mi perdonerete la traccia incoercibile della mia amarezza…
M.P.




Caduta Stella



Vieni, caduta stella, vieni a me
e afferra la mia mano come un'elsa,
come un ramo di fremente incertezza
che non ti può più salvare.
Vieni, sorella, che fosti con me fanciulla
e mai volesti essere donna in pienezza.
Mai con me accanto...
Vieni in sogno e lasciami il sapore acre
della tua giovinezza
bevuta in un solo sorso
di spumosa birra.
Fino alla totale ebbrezza.
Vieni sulla cima estrema
della torre che cieca guarda il mare,
dalla rocca di Duino,
pianta i tuoi piedi sulla roccia nuda
così che io li possa devotamente ornare
di lacche rosso fuoco e poi
teneramente, lungamente baciare.
Vieni, con me, e grida all'orizzonte
il tuo nome santo, e il tuo dolore,
che non trova riposo,
conficca le tue unghie nel mio seno
fino a farmi male
per poi appoggiarvi il tuo capo
cosicchè io possa aspirare pieno
il profumo salso dei tuoi capelli
color del rame.
Lascia che così io sciolga
la tua forte treccia, al vento
impetuoso che ci frusta il viso,
lascia che per un volta ancora
io possa guardare diritta
nei tuoi occhi
infuocati di tristezza,
lascia che per un istante
io possa cingerti dei fiori
dei miei baci i fianchi,
e che possa chiamarti angelo,
un momento solo, ancora, e trattenerti
prima che le tue immense ali
con un gemito di rabbia
spieghi al sole morente in cielo
e che da questa terra mia
ti levi alta in volo
per mai più tornare.


Milano, 29 maggio 2012
Marianna Piani

giovedì 12 luglio 2012

Monteviale


Ecco una composizione che è come un racconto, semibiografico, quasi discorsivo, quasi antipoetico. E il tema è la Sorellanza: quel senso misterioso che unisce le donne che riconoscono sè stesse nell'altra al di là di qualsiasi legame di sangue o anche di lontana parentela. È un grande piccolo mistero, è un genere di amore e di complicità, che ha radici profonde, come nell'aneddoto che racconto, nella storia di una lunga costante consuetudine, oppure anche semplicemente ha origine nell'istinto, nel sentire comune, nel comprendere di poter gioire e soffrire all'unisono, come le corde vibrano coppia a coppia, in una viola d'amore.
Questa composizione è nata per Mara, in particolare, per il senso fraterno dell'affetto che ci unisce, ed è dedicata a tutte le donne che nella Sorellanza trovano il conforto e il rifugio da quel senso di solitudine intima e profonda che ogni donna, anche se amata, e circondata da affetti famigliari, figli, amici, ha provato e prova dentro di sè nel profondo del suo essere donna. Ciò che solo un'altra donna a lei misteriosamente magicamente affine può comprendere e riconoscere.
A tutte voi, amiche dilette, e amici cari, con amore
M.P.

(P.S. Monteviale è una località sulle colline nei pressi di Vicenza, dove da piccina avevo trascorso alcune estati indimenticabili con la famiglia ancora unita)




Monteviale

Martina aveva otto anni, Alice sette.
La collina di Monteviale era tutta fiorita,
puntata di violette, gigli e margherite.
Le mamme le avevano rassettate entrambe
le bimbette, raccomandando di far le brave,
ma s'erano scordate poi di loro temporaneamente
per chacchierare di mariti di scarpe e di cucina.

Martina indossava una vestina bianca
di cotone, Alice la gonnellina lilla e due fiocchi
che trattenevano al lato i capelli in due codini;
sfuggite per un momento allo sguardo della mamma
mano nella mano risalirono la collina
finchè non furono arrivate affannate sulla cima
per vedere com'era dall'altro lato l'altro mondo.

Era immenso quel mondo, da quella parte, e si perdeva
nelle nebbia della distanza lungo la strada serpeggiante
in fondovalle, fino al campanile, confusa sentinella
di quella contrada, che in quell'istante distante
rintoccava l'ora, o forse chiamava per una preghiera.
Martina tutto questo vedeva, ma ancora non sapeva
coglierne la pace che tanto avrebbe poi rimpianto.

Vedeva invece il manto morbido umido del prato
steso sul declivio come una trapunta, e sentiva la voglia
de gettarvisi dentro a perdifiato strillando la sua gioia.
Alice intanto s'era appallottolata con la mutandina dentro l'erba
a cogliere una per una minuscole margheritine
in un mazzetto di stelline bianche da offrire a mamma al ritorno,
con quel sorriso che le avrebbe certo avvalso il suo ambito abbraccio.

Piccole amiche da sempre, di mamme amiche,
non sapevano il loro destino di divenir sorelle,
senza esserlo, nella vita a venire, e assai più che sorelle,
amiche dilette di cuore e di sangue quando la sorte
venne ad accanirsi atroce sopra una di esse,
e l'altra le avrebbe fatta salva la vita
con la sua presenza, la sua pura esistenza.

Ma allora tutto questo era lontano, ignoto
come le atmosfere di Marte e le lune di Giove,
e nulla occupava per ora la lor coscienza
altro che il richiamo del gioco, e il senso
di appartenere l'una all'altra, come appartengono
due ciliegie a quel picciolo che dividiamo
per scoprire a chi rimarrà in sorte la matrice.

Furono allora corse, e fughe, e rincorse a perdifiato,
e discese, e risalite ridendo e cadendo e strillando,
e poi acchiapparsi, e ricadere, e ruzzolare avvinghiate
rotolando giù per il declivio perdute nel vorticar confuso
di erba di cielo di fiori di fango di luce di buio,
di Martina, di Alice, innocenti allora già nella vertigine,
nel turbine che presto le avrebbe travolte nella vita.

Le mamme le richiamarono allora all'ordine,
col loro grido di battaglia: "Ma vi siete ammattite?"
ma non ebbero cuore poi di sgridarle duramente,
nonostante i vestitini sconciati, le ginocchia sgraffiate,
l'erba e le foglie nei capelli, le scarpine tutte infangate.
Perchè i loro due fiorellini amati, ruzzolando dentro i fiori,
avevano ora addosso tutti i profumi e i colori


...della loro spensierata Primavera.

(Alice donò le margheritine alla mamma infine.
Solo cinque, le altre le aveva smarrite nel ruzzolare.
L'altra mamma, quella di Martina, segretamente
ne fu commossa, e le accarezzò entrambe sulle guance.
Con dolcezza smarrita e stanca di chi parte:
lei era l'angelo che tra non molto
avrebbe spiccato quel volo senza ritorno).


Milano, 27 Maggio 2012
A Mara.
Marianna Piani

domenica 8 luglio 2012

Voler essere



Amiche dilette, e amici cari, poco potrei dire di questi versetti, così semplici e ingenui, in forna di ballata; tranne forse che sono scaturiti nell'urgenza di esprimere quel desiderio estremo di appartenenza e insieme di annullamento del sè nell'altro, nell'oggetto del proprio affetto più alto, in ciò che chiamiamo amore, intendendo con ciò ogni genere di amore, al di là di ogni limite o distanza o confine o schema o pregiudizio. Vestire di sè l'oggetto amato, deoggettivizzarsi, astrarsi addirittura, pur di poter far parte del suo universo, diverso da sè, astrarsi fino a farsi pensiero, liet motif, espressione di desiderio distillata come pura idea nella mente dell'altro, perennemente. E molto, molto semplicemente, essere sua.

Dedico questa "ballata" a Paoletta, che come sempre mi ha ispirata con le sue imagini libere e sublimi, e a Elisabetta, che mi ha letto il cuore.
E, naturalmente, a tutte voi, amiche mie e amici, con amore

M.P.




Voler essere


Vorrei essere nuvola
per potermi fare guanciale
al tuo capo esausto
dalla cura del giorno,
ed ispirarti nella notte oscura
i sogni più sfavillanti
di stelle.

Vorrei essere prato
per accogliere nel mio grembo
i tuoi piedi nudi nervosi
in corsa sfrenata, oppure
indugianti immersi nel piacere
del mio umido tenero
abbraccio.

Vorrei essere seta
per tessere la veste
che accarezza la pelle
più sensibile del seno
e del tuo ventre di velluto
per arricchirla dei miei
vezzosi amorosi pizzi.

Vorrei essere puledra
per scatenarmi selvaggia
nella tua prateria
e scalpitando e soffiando
sentire infine la carezza
della tua mano serena
che mi placa.

Vorrei essere spina
del tuo roseto adorato
per gustare una stilla
del tuo sangue di vino,
e poi col profumo del mio fiore
che sboccia lussureggiante
al mattino, inebriarti.

Vorrei essere l'acqua
di quella fonte saltellante
come un bambino,
e detergerti il viso
dalle lacrime salse
del tuo pianto dolente,
per sempre.

Vorrei essere il suono
della risacca della tua marina,
per sussurrarti alle orecchie
quel canto sommesso
di armonioso abbandono
e ispirarti intanto l'incanto
del tuo perdono.

Vorrei essere la luce
del sole d'oriente
per baciare le tue pupille
ardenti e con esse accendere
i tuoi sguardi sul mondo
e la grazia della loro avida sete
di raccoglierne ogni senso.

Vorrei essere il nulla
per poter essere ovunque
accanto a te per sempre,
e farmi pensiero
terso innocente intenso
per potermi pensare sempre
nella tua mente.



Milano, 26 Maggio 2012
Marianna Piani

giovedì 5 luglio 2012

Dialogo IV



(Videolettura di Refuge ‏@Mary_3497)

Sempre in esilio, nel mio "rifugio segreto", con qualche difficoltà in più per accedere a un apparecchio per comunicare con il "mondo", voglio lasciarvi oggi questo nuovo "dialogo" tra me e Paola "Come Musica", una artista e poetessa straordinaria e unica, che io amo infinitamente, e che già avete incontrato in queste pagine.

Si tratta di un ragionamento sulla "Mancanza", molto in tema del resto, che può esprimere in qualche modo anche quanto voi mancate a me, amiche mie e amici cari, in questo orribile periodo. Io riprendo, letteralmente, dallo stesso medesimo incipit di Paola, strappandolo quasi di forza dalla interiorità gelosa e intima di lei alla espressione mia, più concreta, sanguinosa, esposta, del "vulnus", la ferita che non rimargina se non lasciando segni indelebili.


Non so quanto ci metterò ad attraversare questa mia piccola personale "valle di lacrime", nè al momento saprei dire neppure se mai ci riuscirò veramente e a che prezzo. So che ce la sto mettendo tutta. E che vi ho tutte sempre nel cuore.

Per ora dedico questi pensieri concertati assieme alla nostra grandissima Paola (come sempre, lei, è come un lampo di luce sfolgorante Verità, densa e abbagliante come una supernova) a tutte voi amiche mie del cuore e amici cari, con amore.
 
A presto
M.P.
(6 Luglio 2012) 

Paola ed io ringraziamo, veramente toccate e commosse,
la nostra amica Mary per la meravigliosa videolettura
che ancora una volta, con passione e immensa sensibilità
 ha voluto donarci: un dono per noi tutte, inestimabile!


(Vi consiglio sempre vivamente di visitare le pagine di Paola,
sono un tesoro tutto da scoprire: una autentica "sinfonia di emozioni".)




In Punta Di Penna
Di Come Musica (Paola)

Mi manchi.
E' un sussurro.

Lo cancello.
Non lo scrivo più.
Non si legge adesso.
L'avverto.

16 Maggio 2012




Tagli

Mi manchi:
È un grido, un urlo
inciso come graffi
sulla carne viva.

I graffi più profondi
rimargineran bruciando;
i tagli e le ferite
della tua desolante assenza
saran per sempre in vista
come cicatrici e sfregi
sui miei seni bianchi.

Ah, potessi col mio silenzio
soffocare l'assordante suono
del tuo silenzio vano!



Milano, 19 Maggio 2012
Per Paola, in punta d'anima
da Marianna

lunedì 2 luglio 2012

Dialogo III (Trio)


Amiche care, e amici gentili, ho dovuto interrompere per motivi di salute e di vita la mia presenza costante qui su queste pagine. Questi motivi permangono e la mia frequenza probabilmente non potrà più essere quella di prima, almeno per un certo lasso di tempo.
Tuttavia non voglio (e non posso) abbandonare questo mio rifugio, questo giardino che mi ha dato finora tanta gioia e tanta consolazione, sopprattutto raccogliendo la vostra amicizia e il vostro affetto, i vostri commenti, le vostre idee, le vostre critiche, le vostre libere voci. Tutto questo mi mancherebbe troppo.
Quindi, anche se con un poca di  fatica in più, per ora, cercherò di continuare a curarlo e irrigarlo ancora di idee e storie ed emozioni.

Riprendo anzi con quello che mi sembra un bellissimo dono, cui hanno partecipato due amici e poeti fondamentali per la mia formazione e per la mia ispirazione, Paola Mancinelli, che già conoscete bene da queste stesse pagine e Altor, la persona che per prima mi ha convinta ancora tanto tempo fa a provare (e osare) a "cantare" con la "mia" voce personale anzichè limitarmi sempre soltanto a "nascondermi" dietro le traduzioni dei "Grandi" di altre lingue e culture.
Insieme, sulle pagine "indifese" di Paola, sviluppammo in tutta spontaneità ed autonomia questo "dialogo", inizialmente nato tra lei e lui, e a cui in seguito mi unii io, creando così come una sorta di "trio" musicale "classico", d'archi, Violino, viola, violoncello, due donne ed un uomo, due voci femminili e una maschile. Intessendo il nostro fraseggio attorno al medesimo tema, lanciato proprio da Paola: "Per Nome" - che si concludeva con un invito "Mi raccogli?" così tenero, diretto, perentorio, che non poteva assolutamente non essere raccolto.

Per gioco potreste immaginare quale di ciascuno di questi strumenti potrebbe incarnare la voce di ognuna di noi:
Paola il violino, Marianna la viola e Altor il violoncello, forse? Oppure ci troviamo di fronte a un trio di violino, violoncello e pianoforte? ...Oppure potreste immaginare un'aria lirica, a tre voci, Soprano, Contralto e Baritono?
Voi che ne pensate?

Comunque il brano si siluppa con un canto e controcanto - bellissimo secondo me - delle due prime voci, ripreso con variazione, e si conclude con l'irrompere della terza voce, la mia, in forma di fiaba, dove mi diverto a scompigliare l'idillio in una folata di vento e un battito d'ali, secondo il mio stile un poco sbarazzino…

A noi è sembrato un bel gioco, questo, e lo offriamo a tutte voi amiche, e amici, come sempre, con amore.

P.M.
A.T.
M.P.





Per nome

Di Paola Mancinelli


E quel dubbio
sotterrato in terra arida
che ad ogni lacrima
riaffiora
mutando d'aspetto.
Lo colgo
lo invaso
lo osservo.
Sbocciato al buio
non sfiorisce la sua natura.
La mia,
è già un petalo
caduto
sul tuo asfalto.

Mi raccogli?

(Paola Mancinelli)
17 Maggio 2012




Si, ti raccolgo!
E per non farti
mutare d'aspetto
ti invaso
e ti osservo
mentre sbocci
alla luce
dove fiorisce
la tua natura
Il mio
non era fiore
neanche petalo
era senza nome
come il dubbio
dell' l'asfalto
su cui tu
cadesti
da sotto il quale
nessuna lacrima
più riaffiora

(Altor)
18 Maggio 2012



E quando il suono del mio nome
riecheggiò
come un antico canto
allora,
ci fu una vasta eco intorno.
Assordante.
Ogni cosa si rivestì di senso,
anche quel dubbio.
Anche lui.
Lo chiamai per nome
svelandone la natura
sillabandone la verità
che fa male.
Così male.
Tanto.
Ma fui raccolta
dopo quel sacrificio
e fui felice.
Questo sì.
Io, raccolta per nome.

(Paola Mancinelli)
20 Maggio 2012



Nel tuo nome
indago l'aria
trasparente
che mi acceca
col suono
cubico
spigoloso
e tagliente
che mi cerca

Nelle lettere
tonde, dove
mi nascondo
non sibila
il vento
Occulto
bocciolo
sempiterno
qui, ti aspetto

(Altor)
20 Maggio 2012



 

Stellafanciulla
(Poesia in forma di fiaba)

 

...E venne il Vento pazzo,
ululando il suo risentimento,
e in un momento, il Petalo, spoglio,
strappato dall'oscuro suolo ov'era caduto,
risalì al cielo e precipitosamente,
si ritrovò ad esser Stella
tra le mille stelle del firmamento.

E vide giù il mondo, le genti, i mari,
agitarsi d'un moto lento,
quel che a terra appariva
solo un folle inutile tormento.
E pianse allora gocce di rugiada,
di pietà per quel mondo morto,
e sospirò col suo profumo denso assorto.

E venne allora una Farfalla, maculata
rossa e bianca, follemente innamorata
di quel petalo oramai fatto stella.
E volando con immensa, indicibile fatica
per ricongiungersi al suo amato bene,
ben sapeva che a quella rarefatta altezza
si sarebbe immolata nel suo cimento.

Ora sono due gli astri in quel cielo
più lucenti d'ogni altro intorno,
Petalo e Farfalla son stati un giorno,
ora sono Vega e Antares le ammirate,
eterne stelle, salvatrici dei naviganti:
perennemente ora amandosi, tra le galassie
arderanno di luce propria, non più riflessa.

Luce dell'amore che gli anniluce annulla,
ardi nel nostro nucleo cuore, di stella fanciulla!



Milano, 18 Maggio 2012
Marianna Piani