«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 17 febbraio 2018

Scogliera



Amiche care, amici,

una breve lirica di passione, memoria di quando, bambina e poi adolescente, mi affacciavo sulla riva del mondo e sognavo di spiccare il volo, per andare chissà dove, purché via, lontano, con quello spirito da migrante che ogni nato in una terra di naviganti istintivamente ha dentro di sé, incoercibile e sano.

Da ragazza volevo presto essere donna, anche perché dalle mie parti c'è stato sempre un che di fiero e orgoglioso nell'essere nata femmina, forse la cultura mitteleuropea in tema di emancipazione è sempre stata un poco più avanti di quella mediterranea, e forse c'è nella mentalità  delle donne nate lassù, in mezzo a traffici e commerci e letteratura, un senso più spiccato di appartenenza a un genere "eletto", una indipendenza e riconoscimento maggiore in confronto con gli standard di altre regioni d'Italia.
Fatto sta che io mi sono sempre sentita fiera e fortunata di essere nata donna, e avevo fin da piccina una gran fretta di manifestarmici in pieno, fiera e libera, intellettualmente e spiritualmente, come lo fu la mia mamma, con il suo grande esempio di artista, intellettuale e lavoratrice.

Non sapevo, allora, quanto di quella scogliera bianca sopra un mare mite, capace solo di quando in quando di piccole furie infantili, che si figurava come me di essere oceano, quanto di quei luoghi e di quello spirito mi sarei portata appresso, per sempre. Senza nostalgia o rimpianto. Ma con la persistenza di una radice tenace e inestirpabile.

Con amore
M.P.






Scogliera


I roccioni calcarei, soli, candidi
e spaccati come ossa snudate,
infitti ciechi sopra il mare
che li bagna di onde scarmigliate.

I gabbiani che non hanno pace.
Forse abbisognano di un momento
di riflessione, prima di gettarsi
a capofitto nella loro rotta

oceanica, mentale se non reale.
Io come loro, spalanco le ali,
ali piccine, fragili, da pulcina,
e ci provo, a volare, sopra il mondo.

So che sarò una donna, un giorno,
e marcerò su gambe lunghe e rette,
avrò un seno fiero e generoso,
e infuocate labbra rosse d'amore.

Sarò spiata, concupita e odiata
per la bellezza ostentata o segreta,
sarò più sola quanto più ammirata.
Ma avrò sempre la forza per volare?


Marianna Piani
30 Luglio 2017
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domenica 11 febbraio 2018

Vento di mezzanotte



Amiche care, amici,


alcuni di voi, che mi seguono da tempo, forse avranno osservato che in queste ultime settimane non sono stata puntualmente presente in questo piccolo spazio che condivido con la vostra cara e amichevole attenzione.

Molti sono i motivi, in realtà. Certo il lavoro, quello che mi dà da vivere intendo, che si è fatto stringente e terribilmente pressante, una situazione aggravata dalla mia salute, che per tutto il mese di gennaio è stata "travolta" da un guaio al mio, diciamo, apparato riproduttivo, e che mi ha letteralmente steso per una quindicina di giorni, costringendomi poi a recuperare affannosamente il tempo perduto: nel mio "mestiere" non è concesso ritardare una consegna, se non in caso di morte.

Si aggiunge poi una mia crescente inquietudine, per usare un eufemismo, per la situazione che si sta creando, dopo il malaugurato avvento di trump in USA, con la riemersione di spettri che pensavo ormai sepolti sotto le macerie ella Storia. Mi sono sentita chiamata a un nuovo e più fattivo impegno personale, perché non potrei mai perdonarmi di non aver fatto tutto il possibile, fosse anche di "imbracciare le armi", per difendere quel poco di positivo che decenni di faticose graduali conquiste si è fin qui ottenuto nel campo della Giustizia, della Libertà, dei Diritti Umani, della Democrazia, e invece assistere passivamente, qui e in Europa, al riaffiorare di ideologie di odio, razzismo, xenofobia, omofobia, violenza, amorosamente accudite da forze "politiche" populiste o francamente di destra profonda. Mettendo in crisi profonda un sogno Europeo che io continuo a pensare come l'unica possibile ancora di salvezza per non sprofondare nel disastro di un nuovo, tossico nazionalismo.
Le ragioni di questo precipizio ideale, politico e morale sono molte, e investono anche responsabilità della mia "parte politica", inutile nascondercelo, ma questo significa che il tempo della tolleranza senza distinzione, del farsi i fatti propri, dell'astrarsi nell'arte per l'arte, del non  "sporcarsi le mani" sono finiti, almeno per me, ecco.

Ma c'è di più, ed è qualcosa che investe proprio direttamente il mio lavoro di scrittura, come riesco ad esprimerlo su queste pagine:
mi trovo nel mezzo di una crisi profonda e radicale del mio "far scrittura", che mi ha costretto a un intenso lavoro di studio, rilettura, revisione e rielaborazione della mia "lingua" poetica (se mi si concede l'onore/onere di questa definizione).

In parole più terra-terra, una gran parte del mio lavoro precedente non mi soddisfa più, lo trovo ormai lontano dalla mia ricerca attuale, insomma, "non mi piace". Di conseguenza, da una parte sto eliminando tout court una bella fetta della mia produzione più datata e ancora inedita, che non vedrà mai la luce, dall'altra il mio lavoro di revisione dei (non molti) testi che considero ancora degni di essere sottoposti alla vostra attenzione è divenuto più laborioso, lungo, a volte doloroso.
Come alcuni di voi forse ricordano, io non pubblico mai (salvo pochissime eccezioni) testi al tempo della loro prima stesura, ho bisogno di "decantare" la "ispirazione" iniziale - ponendo in mezzo un bel lasso di tempo, anche diversi mesi, come si può evincere dalle date che riporto in calce ai testi - in modo da avere la necessaria "distanza critica" per poterne giudicare obiettivamente (insomma, il più obiettivamente possibile) il loro valore per "meritarsi" una pubblicazione, innanzi tutto, e poi per poter operare una revisione sufficientemente serie e rispettosa nei confronti di chi avrà la voglia di leggermi.
Per questo, mentre in questo periodo sto scrivendo seguendo l'andamento attuale della mia ricerca, i testi che pubblico appartengono a una fase ormai in qualche modo "superata", e dato che ho iniziato a mettere in crisi i fondamenti stessi della mia scrittura,  i testi che riescono a superare le maglie d un vaglio che si è fatto molto più severo sono numericamente sempre più scarsi. Fino al punto, come mi è capitato in queste ultime settimane, di spingermi a rinunciare del tutto a una pubblicazione che ancora non mi convinceva.
Capiterà di certo ancora, e per questo vi prego di aver pazienza, e di non abbandonarmi, se potete, anche se di quando in quando non riuscirò a raggiungere l'eccellenza (relativamente alla mia scrittura, beninteso, non certo n senso assoluto) che vorrei potervi sempre offrire, o se dovrò saltare ancora qualche appuntamento.

Oggi vi propongo una lirica di memoria, scaturita da una nottata di vento forte, evento raro nella città di adozione - Milano - ma che è il carattere quasi distintivo della mia "patria d'origine", Trieste.

Sintomaticamente, scrissi questi versi il giorno del mio quarantaquattresimo compleanno (ecco, ora sapete)

Con amore

M.P.





Vento di mezzanotte

(Che dici, che non fosse già detto,
in questo giorno strano, contraddetto,
ti richiamerò, forse, anche se
è troppo tardi ormai, oltre l'una.)

Dimmi che questo vento proprio oggi,
questo vento così raro qui a Milano,
che si fa sentire ora percuotendo
sulle imposte, sarà forse un caso?

Oppure è una specie di richiamo
alla memoria? La voce rauca
del vento delle mie terre che s'abbatte
contro il mare, furioso, come un falco


in caccia, o gaio a volte come un bimbo
che fugge dal cancello della scuola
vociando, senza fiato, scalmanato,
ebbro della riavuta libertà.

È il vento del mio passato, che mi parla
di tutto ciò che ho perduto e non potrò
mai più riavere, è giunto fin quaggiù,
in questa terra senz'orizzonte sgombro

a dirmi tutto ciò che io credevo
del tutto ormai scordato, anche
degli amori consumati in fronte all'onde
di quel mare innamorato, lui,
 

del sole che bruciava la nostra pelle
e ardeva il cuore e il dolente seno
adolescente, mentre il bacio
bruciava le nostre anime nel peccato.

Era forse proprio questo stesso vento
ad attizzare il desiderio come il fuoco
in una macchia di pruni aridi del Carso,
questa passione così colpevole

così del tutto inevitabile, un destino:
il vento che oggi ha percosso
le mie persiane, qui a Milano,
è il vento dell'adolescenza

che viene in visita quaggiù,
per dirmi solo una parola
alla mia inquietudine d'esiliata,
e poi lasciarmi qui - abbandonata.



Marianna Piani
Milano 26 Luglio 2017
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sabato 20 gennaio 2018

Miroir


Amiche care, amici:

Uscire...
E prima di uscire, mentre sappiamo che chi amiamo ci aspetta con ansia e desiderio, il piacere tutto nostro, privatissimo, di renderci desiderabili e belle.
Non vi è nulla in quei gesti, così consueti e naturali, se non la sensazione di benessere che dà, almeno per un momento, il sentirsi perfettamente adeguate, nonostante tutte le insicurezze che ci divorano l'anima e che ci sforziamo di celare sotto una per noi greve maschera di cinico orgoglio.
La nostra femminilità è come un delicato fiore di serra, che proteggiamo con gelosa riservatezza, ma in questi particolari, specialissimi momenti lo lasciamo sbocciare, sotto i nostri occhi, perché è il dono che vogliamo recare a chi ha trovato la strada per penetrare e comprendere il nostro cuore.
La bellezza per una donna, e in questo senso davvero ogni donna è bella, è un abito assai difficile da portare, questo lo sappiamo tutte. Il più delle volte il nostro rapporto con la nostra stessa bellezza è conflittuale, teso, spesso addirittura negato. Esprimere la propria bellezza, liberamente e disinvoltamente, è un privilegio di poche, e anche queste poche spesso pagano un conto salato per questo stesso privilegio.
Ma quando l'amore, l'essere innamorate, ci porta questi momenti di abbandono, in cui non pensiamo più a noi stesse, ma semplicemente a vivere, per noi e per chi amiamo, ecco, scopriamo, e gustiamo, forse il più alto, delicato ed esaltante privilegio che, come donne, ci è concesso: il piacere di piacere, il piacere della seduzione.

Per tutte voi, amiche dilette e amici, questo autoritrattino allo specchio, dichiaratamente narciso, in forma, direi quasi ovviamente, di sonetto.

Con amore

M.P.



Miroir


Raccogli i neri capelli in un nastro
di raso. Nulla abbisognano gli occhi
per risaltare quel loro notturno
chiarore, più di un cielo settembrino.

Le labbra invece vogliono un audace
sboccio di rosso, caldo e vivo come
lo smalto sulle tue dita sgorgato
da una puntura di rosa fiorita.

Copri il timido seno con il velo
d'una camicia di seta, sincera
nel far vedere quell'orlo di pizzo

antico, e indossa la gonna, svasata
come una aperta corolla di giglio
sopra le gambe da cerva fuggita.



Marianna Piani
Milano, 26 Giugno 2017
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domenica 14 gennaio 2018

La Morte e la Fanciulla


Amiche care, amici,

vi propongo un apologo, una breve scena, quasi da film drama, che si replica milioni di volte, in tutto il mondo:
una giovane vita, con i suoi sogni, con la sua bellezza, con le sue inquietudini, promesse, illusioni, speranze, viene meno, e la Morte viene a riscuotere il suo tributo.
Ha un che di innaturale, di immorale tutto questo; qualunque ne sia il motivo, fatalità, malattia, violenza, destino, sembra davvero collidere col nostro più intimo senso di Giustizia. Non è giusto - pensiamo - che una vita, con tutto l'immenso potenziale che contiene, non possa, non abbia nemmeno il tempo, anche poco, minimo, per esprimersi, per dare il suo apporto al Mondo. Noi sopravviviamo, ma ne siamo impoveriti.
Ma la Natura non segue criteri di Giustizia, o di opportunità, e nemmeno di razionalità o determinismo. Solo di casualità, fredda casualità, per cui noi, nella nostra nullità, siamo vivi, qui e ora, mentre quel giglio, poco lontano da noi, nella sua perfezione, è reciso, e cessa la sua esistenza.

Grazie, come sempre, amiche dilette e amici, per la lettura che mi concedete, con amore

M.P.







La Morte e la Fanciulla


Venne alla porta, e chiese di lei
la gentile signora in Chanel,
si ravvivò i capelli con la mano,
gesto per nulla affettato, perfetto.

Tenne la borsa elegante innanzi
al grembo, con nonchalance signorile,
poggiò il bel piede, sontuosamente
calzato di nero, sul nero gradino.

Rimase immobile su quella soglia
in attesa d'un segno di vita
dalla casa che pareva deserta:
lei non aveva premura, o timore.

Era venuta in pace, per il suo mandato,
e non avrebbe lasciato quel luogo
prima d'averlo esaurito, nemmeno
per tutto l'amore di Dio.

Chi avesse avuto agio di vederla,
in quella notte di luna sorgiva,
la signora con il suo abito scuro
come la tenebra in fondo ai suoi occhi,

ne avrebbe colto la malinconia
estenuata, e un inespresso dolore,
quieto, ma certo non meno atroce,
nel dover espletare il suo dovere.

Ella, tacitamente, amava il creato
e la bellezza di quelle creature
che condannava all'oblio, al nulla,
e alla corruzione della materia.

Oh, quanto errano tutti coloro
che credono ella sia mossa d'invidia
per la vita trionfante, per la grazia
immeritata della giovinezza!

Ma così non è; la tristezza soltanto
è ciò che ella prova a quei capezzali
così assurdi e precoci.

 


Marianna Piani
14 Luglio 2016
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domenica 7 gennaio 2018

Vita!



Amiche care, amici,

Quanto tempo siamo disposti ad attendere l'amore della propria vita?
Quanto tempo lo si attende, davvero, infine?
A volte arriva senza preavviso, come una tempesta d'estate, o arriva tardivo, come un sole di novembre.
In ogni caso, sempre, ci travolge, e cambia i confini del nostro essere.
Prima, nell'attesa, avevamo l'illusione di vivere, forse, ma dopo ci rendiamo conto che ciò era appunto solo un'illusione: la vita si schiude per noi soltanto ora.
E da quel momento ecco che ogni assenza, sia pur breve, diviene un'attesa, e ogni ritorno una rinascita.
E scopriamo che l'amore non è un traguardo: è un infinito, stupefacente, faticoso, ineluttabile percorso.
Che è la vita, finalmente, totalmente.

Amiche dilette, amici, vi lascio alla lettura di questa cosetta. Con tutto il mio amore, come sempre

M.P.





Vita!


L'ho attesa - la vita mia -
quanto a lungo l'ho attesa?
Un tempo che pesa
sulla mia età che non concede
più alcuna dilazione.

L'ho attesa come si attende
una guarigione al male,
L'ho attesa con ansia letale,
senza potermi calmare,
sul parapetto del mio balcone
come in un amor cortese.

. . .

Varcata che ebbe la soglia
muta presi il suo viso
tra le due mani, e premetti
senza esitare la mia bocca
contro la sua. A lungo così stetti.

A lungo rimanemmo così,
le labbra contro le labbra
mentre io assaporavo
l'acceso velluto rosso
del suo morbido sorriso.

Non v'era nulla da dire,
e nel silenzio durò in eterno
quell'istante di liquido ardore
mentre il suo prezioso liquore
si mesceva al mio.

Inebriante come il vino nuovo.
Intimo come il battito
del suo cuore nel seno mio.
E in quell'istante solo
seppi d'essere viva, io!


Marianna Piani
20 Giugno 2017
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mercoledì 3 gennaio 2018

Mio giardino



Amiche care, amici,
un ricordo di Maggio, la nostalgia del paesaggio che si risveglia alla vita, la lontananza della persona amata, il reespiro che annebbia la lastra della finestra che mi protegge dall'oscurità e dal freddo, e dai pensieri cupi che assediano la città, ancora un poco ebbra e ammutolita dalla passata festa.

In questi primi vagiti del nuovo anno, alla mia amata lontana, a tutte e tutti voi che, con amore, mi leggete.

M.P.

3 gennaio 2018




Mio giardino


Ho visto nascere rose, campanule
e rododendri in questo mio giardino,
che mi saluta quando m'affaccio alla
finestra, in questo maggio operoso
insolitamente silenzioso.

Presto accadrà il miracolo d'estate,
io sarò al balcone, il capo all'ombra
d'un largo cappello bianco che fa
di me una romantica figura
di donna trasognata e pura.

Ma nell'apparente mio sognare,
nei miei capelli neri strettamente
legati in nuca, nelle mie spalle
inarcate sui miei chiusi pensieri,
nei miei occhi seri

puntati verso il prato e fermi
tanto da virare il loro colore
in verde, nel mio ricordo acceso
del tuo eterno partire, in tutto questo
v'è un profondo sfinito senso

del mio eterno rinascere e rimorire.






Marianna Piani
12 Giugno 2017
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domenica 31 dicembre 2017

Nell'erba


Amiche care, amici,

finisce l'anno, molte amarezze e anche, sinceramente, angosce ci lasciamo alle spalle, e molte ombre cupe ci aspettano al varco del nuovo Anno, tuttavia voglio chiudere quest'anno dimenticando almeno per un istante tutto questo, affidandomi all'unico antidoto vero al male che conosco, l'unico potere che può contrapporsi e sconfiggere la paura e lo smarrimento: l'amore.
Sono da sola in questi giorni, per motivi di lavoro il mio amore è lontano, la facilità di comunicazione di oggi allevia ma non cancella mai del tutto il senso dell'assenza, un vuoto è un vuoto, un contatto al telefono o Skype non può nemmeno lontanamente sostituire una carezza, un bacio, un abbraccio vero. Le parole, dette o scritte, non riscaldano come le braccia e il seno di chi amiamo.
Per questo l'anima si affida alla memoria, e la memoria, evocando immagini e sensazioni che vanno al di là delle parole, la memoria lei sì può dare un po' di calore, o almeno la sua illusione. Forse è questo in fondo il potere della Poesia, che ci consente di superare il puro senso letterale delle parole e creare un ponte verso la nostra memoria percettiva più profonda, re-suscitando le nostre emozioni, che sono intessute in tutti i nostri sensi, in tutta la nostra sensualità. Cantando, ri-viviamo, in attesa dell'amore lontano, che presto ci raggiungerà...

Amiche dilette, amici cari, dunque, un Buon Anno Nuovo, con tutto l'Amore possibile.
L'Amore è vita, libertà, bellezza.
L'Amore è amore.

M.P.






Nell'erba



Ora esco, amore mio,
indosso, come mi piace,
solo una veste bianca,
ampia e leggera
sul corpo spoglio e libero
e quasi danzante,
mi lancio tra le braccia al prato
accanto a casa, che m'accoglie
con un tenero sospiro
di vento e foglie.

Esco, perché mi piace,
dopo il fortunale della notte
appena mi dà pace
quest'atroce nostalgia
uscire e aspirare quei profumi
di terra fradicia commista
agli allori che cingono il giardino:
non temo a posare i piedi nudi
sul suolo madido del canto
della pioggia che c'è stata,
e canto anch'io frattanto
a mezza voce

a mezza voce canto
l'abbandono tra le tue braccia
e il piacere sopra il tuo respiro,
canto come può cantare
e canta da millenni ogni amante
del suo amante, l'appassionata
della sua passione
smisurata, e la luna
del sole che le dà il fulgore
per accendere le colline
e le anime in amore.

Ora, amore mio, per te
riprenderò ancora il canto
e ancora, e ancora, finché
premiando questa costanza,
sarai di nuovo stretta
tra le mie braccia.
E ora, che sono qui da sola
nella prateria prima del bosco,
il nostro amato posto,
te lo prometto:

Prometto al Cielo, dunque,
e al Mondo, e agli Astri,
e ai lunghi steli di gramigna
che accarezzo al vento
con le mie gambe
nude e libere, fini
anch'esse come foglie d'erba,
che mai più ti lascerò partire
senza di me, mai più
stella mia diletta,
mai più morirò così
senza di te,
amante mia perfetta.



Marianna Piani
18 Giugno 2017

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